Esercizio Terapeutico Conoscitivo – Metodo Perfetti

    Introduzione

    Nel vasto panorama delle tecniche riabilitative a disposizione di un fisioterapista, ci sono approcci più indicati e che sono nati per uno specifico problema, che si sono poi evoluti ed ampliati per arrivare a offrire vantaggi per patologie di differente natura.

    Questo è quello che è successo al noto “Metodo Perfetti”, originariamente utilizzato con ottimi risultati da fisioterapisti esperti in riabilitazione dell’emiplegia, ma giunto ai giorni nostri e utilizzato non solo nell’ambito neurologico, ma anche come metodica di trattamento di problematiche muscolo scheletriche e del dolore cronico, come può essere quello lombalgico.

    Cos’è

    Metodo Perfetti: Cos’è?

    La riabilitazione neurocognitiva si propone, alla luce delle conoscenze acquisite, di recuperare le funzioni motorie del paziente attraverso modalità che impieghino corpo e mente in maniera integrata.

    Si sfrutta quindi il presupposto che i processi cognitivi influenzino il recupero spontaneo del paziente, sapientemente guidato dal riabilitatore.

    Secondo il Metodo Perfetti, la stretta correlazione tra movimento muscolare e conoscenza, intesa come elaborazione delle informazioni, porta a considerare il movimento come risultante dei processi di un sistema che interagisce con l’ambiente in base alle varie necessità, e non solo come tante contrazioni attivate in modo volontario.

    Storia

    Cenni Storici: Com’è Nato il Metodo Perfetti?

    Il Metodo Perfetti è un approccio riabilitativo nato in Italia intorno agli anni Sessanta ad opera del Prof. Carlo Perfetti, medico, neurologo, riabilitatore e ricercatore di fama internazionale.

    Nel corso degli anni, numerose sono state le denominazioni attraverso le quali ci si è riferiti a questo metodo, si è infatti passati dall’iniziale “controllo sequenziale progressivo”, al successivo Esercizio Terapeutico Conoscitivo, fino alla più recente Riabilitazione Neurocognitiva.

    Le intuizioni del Prof. Carlo Perfetti e il suo metodo riabilitativo, hanno determinato una svolta nella riabilitazione, specialmente in quella post-ictus.

    Prima delle sue scoperte infatti, la riabilitazione dell’ictus cerebrale e dell’emiplegia si riduceva al rinforzo muscolare e alla stimolazione dei riflessi, senza considerare i processi cognitivi necessari per il recupero del movimento.

    Quello che ha permesso la nascita del Metodo Perfetti è la rivoluzione scientifica che stava investendo molti dei campi del sapere medico-scientifico e che finalmente permetteva di comprendere il movimento in modo più completo. 

    A livello neurofisiologico, gli studi nei confronti del movimento cominciavano ad essere eseguiti su soggetti svegli e questo permise di dimostrare l’estrema importanza dei processi mentali e cognitivi nei confronti del movimento e del comportamento. 

    Allo stesso tempo, gli studi del Prof. Perfetti dimostrarono che il recupero degli esiti di un ictus e dell’emiplegia, passavano attraverso il recupero dei processi cognitivi alterati dalla lesione.

    Diventa così chiaro come, in presenza di un ictus, il danno interessa il cervello e le sue funzioni e non i muscoli, per questo la riabilitazione deve essere indirizzata in primis sul recupero delle funzioni cerebrali e cognitive.
    Gli esercizi del Metodo Perfetti sono proprio studiati per stimolare e sviluppare insieme al movimento anche i processi cognitivi del paziente, la percezione, l’attenzione e la capacità di risolvere i problemi, elementi necessari per un recupero di qualità.

    Principi

    Quali sono i Principi Fondamentali del Metodo Perfetti

    I principi fondamentali su cui si basa il Metodo Perfetti possono riassumersi in 4 punti:

    • Qualunque movimento compiuto ha un significato conoscitivo, in quanto serve a mettere in contatto l’uomo con la realtà circostante e a conoscerla nei suoi diversi aspetti.
    • Il recupero dopo una lesione può essere considerato come un processo di apprendimento in condizione patologiche, ovvero il corpo deve nuovamente imparare ma in presenza di qualcosa che ostacola il normale apprendimento.
    • Il paziente deve fin dai primi momenti del trattamento prendere coscienza di varie esperienze senso-motorie senza il ricorso a costrizioni meccaniche o riflesse, che altererebbero la sua percezione.
    • La presa di coscienza da parte del soggetto ha la precedenza rispetto all’esecuzione del gesto che gli viene proposto, quindi quello che è maggiormente importante è la fase conoscitiva e sensoriale.

    Indicazioni

    Metodo Perfetti: A Cosa Serve?

    Il metodo Perfetti mira al recupero delle capacità motorie per soggetti affetti da:

    • Patologie neurologiche, di origine centrale o periferica;
    • Patologie degenerative;
    • Patologie muscolo-scheletriche;
    • Sindromi dolorose.

    Il Metodo Perfetti, sebbene nasca come trattamento elettivo dell’emiplegia e degli elementi dello specifico motorio che caratterizzano questa condizione, si rivela oggi utile in molte patologie del sistema nervoso centrale e periferico che determinano una compromissione a livello motorio o sensitivo, ma anche in patologie ortopediche, post intervento chirurgico, fratture, dolore e situazioni in cui si assiste a un’alterazione della sensibilità propriocettiva.

    L’utilizzo di questa metodica è, infatti, ottimale per la riabilitazione della propriocezione e della sensibilità tattile (che risultano alterate non soltanto nelle patologie di tipo neurologico ma anche in quelle in campo ortopedico, specialmente in caso di fratture e interventi chirurgici), per la riduzione e il controllo dell’ipertono, dell’irradiazione e della reazione abnorme allo stiramento, per il ripristino di un corretto tono muscolare e la ripresa di movimenti fluidi, funzionali e non dolorosi.

    Controindicazioni

    Metodo Perfetti: le Controindicazioni

    Non ci sono controindicazioni assolute all’utilizzo del metodo Perfetti, che ben si presta ad essere usato nelle sue diverse forme a qualsiasi età, su bambini come su persone anziane, e su diversi gradi di gravità della patologia.

    È però sicuramente richiesta una partecipazione e collaborazione da parte del paziente, che deve riuscire a prestare attenzione alle richieste del fisioterapista per un tempo variabile, che viene gestito proprio in base alla risposta della singola persona.

    Esercizi

    Metodo Perfetti: gli Esercizi

    Il Metodo Perfetti si avvale di diversi esercizi con lo scopo di stimolare il sistema nervoso centrale, allo scopo di riattivarlo.

    Dopo aver adeguatamente istruito il paziente sul compito richiesto, gli esercizi del Metodo Perfetti vengono generalmente eseguiti ad occhi chiusi, in modo da escludere il canale visivo e obbligare il corpo a sentire.

    Vengono utilizzati diversi sussidi, in base allo scopo della riabilitazione, al distretto interessato e agli obiettivi che si vogliono raggiungere.

    Per soddisfare la richiesta del terapista, il paziente dovrà attivare i processi cognitivi (quali attenzione, memoria, linguaggio, immaginazione) che a loro volta innescheranno contrazioni muscolari con intensità, spazialità e velocità di volta in volta diverse e appropriate con la richiesta iniziale.

    Alla base del Metodo Perfetti ci sono tre gradi di esercizi:

    • Esercizi di I° grado;
    • Esercizi di II° grado;
    • Esercizi di III° grado.

    Metodo Perfetti: Esercizi di Primo Grado

    Gli esercizi di primo grado hanno come scopo il raggiungimento del controllo sulla reazione allo stiramento, un elemento molto importante dello specifico patologico delle persone colpite da ictus, ma anche il superamento del deficit della sensibilità tattile e cinestesica, nonché il reclutamento di un maggior numero di unità motorie.

    Il paziente deve, ad occhi chiusi e guidato dal fisioterapista in modo passivo, adattare il tono muscolare e inibire qualsiasi tipo di contrazione volontaria, in modo da percepire, attraverso il tatto e il movimento, quegli elementi che gli permetteranno di rispondere alle proposte percettive formulate dal terapista mediante appositi sussidi.

    Per semplificare, volendo controllare la reazione allo stiramento dell’arto superiore di un paziente emiplegico, il fisioterapista può mostrare al paziente una serie di figure con contorni diversi, successivamente, escludendo il canale visivo e guidando completamente l’arto del paziente, seguirà i contorni delle figure stesse chiedendo di quale figura si è percorso il contorno.

    Per rispondere in maniera adeguata il paziente dovrà innanzitutto compiere un’analisi visiva delle figure mostrate, trasformare poi ciò che vede nell’ipotetico movimento che il suo arto dovrà compiere per ripercorrerne i contorni (ipotesi percettiva), analizzare quelli che sono i movimenti effettuati dal fisioterapista (analisi cinestesica) per seguire i contorni e confrontarla infine con l’idea/ipotesi di movimento che aveva realizzato inizialmente (verifica dell’ipotesi percettiva).

    Metodo Perfetti: Esercizi di Secondo Grado

    Gli esercizi di secondo grado sono nati, sempre in ambito del lavoro sull’emiplegico, per il controllo dell’irradiazione, ovvero la comparsa di contrazioni in distretti non direttamente coinvolti nell’esecuzione di un compito, e si diversificano da quelli di primo grado per la componente attiva del movimento, che si deve limitare però solo a poche unità motorie di un numero ridotto di muscoli.

    Il paziente, in questi esercizi, dovrà imparare a modulare il reclutamento muscolare per effettuare un’analisi cinestesica muovendo l’arto attivamente, per poi verificare le ipotesi percettive.

    Il fisioterapista fornirà una guida per tutto l’esercizio, facendo attenzione a lasciare libertà di movimento solo se non compare irradiazione, e modulando la velocità di esecuzione, considerando che tanto più la velocità aumenta, tanto maggiore sarà il rischio di comparsa dell’elemento patologico.

    Tutti gli esercizi di primo grado possono essere trasformati in esercizi di secondo grado.

    Metodo Perfetti: Esercizi di Terzo Grado

    Gli esercizi di terzo grado verranno proposti solo dopo il raggiungimento di una buona esecuzione degli esercizi precedenti, ovvero quando il paziente è in grado di controllare in modo automatico la reazione allo stiramento e l’irradiazione. In questo modo potrà concentrarsi esclusivamente sulle eventuali discrepanze tra la traiettoria di movimento richiesta dal fisioterapista e quella che lui ha eseguito.

    Gli esercizi di terzo grado presuppongono quindi la capacità del paziente di esercitare un reclutamento muscolare e si concretizzano nella proposta di compiti che prevedano la risoluzione di ipotesi percettive di complessità adeguata alle capacità di controllo sulle componenti inibite precedentemente.

    La risoluzione del compito motorio prevede la raccolta di informazioni tattili e cinestesiche attraverso la contrazione selettiva di alcuni muscoli, superando quelli che sono gli schemi elementari di movimento indotti dalla patologia.

    Esercizi Metodo Perfetti: Considerazioni

    Negli esercizi di 1° e 2° grado si assiste, come abbiamo visto, ad una transizione da un controllo volontario della reazione abnorme allo stiramento (esercizi di 1° grado) e dell’irradiazione (esercizi di 2° grado), ad un controllo automatico. 

    In realtà anche l’apprendimento di nuove abilità motorie avviene fisiologicamente mediante una transizione da una prima fase che si svolge mediante controllo volontario (corticale) dell’esecuzione del compito motorio da apprendere ad una seconda fase in cui il controllo dell’attività che svolgiamo avviene in modo “automatizzato” (sottocorticale).

    Un esempio in cui la maggior parte di noi si riconoscerà riguarda la pratica di guidare l’auto. Inizialmente poniamo attenzione ad ogni singolo movimento, alla forza da utilizzare nello schiacciare il pedale, alla successione dei movimenti di frizione e acceleratore, allo sguardo sul cambio per capire quale marcia mettere… all’inizio è difficilissimo, ma grazie alla ripetizione che facciamo in fase di apprendimento, presto tutti impariamo a fare questa sequenza di movimenti in maniera del tutto automatica, senza aver più necessità del controllo volontario.

    In riabilitazione deve avvenire esattamente lo stesso, e la ripetizione di esercizi o di schemi di movimento che a volte sembrano uguali e noiosi serve proprio per automatizzare dei movimenti e a consentire alla persona di compierli nel modo corretto e senza il ricorso a elementi patologici, pur senza prestarci attenzione. 

    Il controllo del movimento da volontario deve diventare automatico, questo ci consente infatti, mentre svolgiamo un compito, di poter pensare ad altro, guardare un panorama o chiacchierare con un amico, con la certezza di muoverci nel modo corretto.

    Conclusioni

    Metodo Perfetti: Chi lo pratica in Svizzera?

    Le informazioni sopra riportate sono, a grandi linee, i principi e le caratteristiche di un metodo che ha rivoluzionato la fisioterapia in ambito neurologico quasi sessanta anni fa, ma che ha poi visto ampliare i suoi orizzonti fino a trovare diverse applicazioni anche nell’ambito di problematiche muscolo-scheletriche di varia natura.Molto altro ci sarebbe da scrivere, ma se siete interessati all’argomento e pensate possa esservi utile approfondire questa metodica riabilitativa, nel nostro centro di Lugano e Bellinzona, presso lo Studio Reha Medica, troverete fisioterapisti che saranno felici di rispondere alle vostre richieste e aiutarvi nel vostro percorso riabilitativo.